La Marathon del Generoso é ormai alle spalle. Questa mattina alle 05:00 mentre mangiavo il mio piatto di pasta la meteo non prometteva nulla di buono, ho incrociato le dita e sono partito. Sono davvero contento, un percorso stupendo, tecnicamente fattibile senza problemi anche per chi non é un’asso della Mtb. Fisicamente … beh … salite epiche, salite dure, alcune durissime rese tali anche dal terreno viscido, fango a palate.
La partenza é stata veloce, subito salita che porta a Cabbio e poi al GPM dell’Alpe Bonello, ottimo tempo di passaggio, mi sentivo bene. Diversi sali-scendi che impegnavano i muscoli in continui rilanci, discese nelle quali grazie alla mitica Prophet recuperavo diverse posizioni. Di nuovo salita e questa si fa sentire, arrivo alla cima del Mte Bisbino (Italia) comunque con ottime sensazioni, la forza c’é e le gambe girano, guardo il tempo di passaggio e sono in perfetta tabella, mi ero prefissato un tempo finale entro le 5 ore (in base alle mie forze e allenamenti), non ci sono riuscito per un piccolo ma importante dettaglio. Infatti ora inizia una lunga discesa, recupero posizioni e forze ma non bevo a sufficienza, il freddo non mi fa sentire la sete, pagherò questo errore tra poco. Siamo tornati in pianura, poche curve e si ricomincia a salire. Sto affrontando l’ultima salita, la più dura, quella che porta al Dosso dell’Ora, 8 km circa con pendenze toste. Il terreno é una vecchia strada romana a ciotoli, tutto bagnato e fangoso, ..bisogna spingere con decisione sennò non si avanza. A circa un terzo della salita pago l’errore, crampi. Non riesco quasi a pedalare dal dolore, salgo col rapporto più corto e chiaramente molto lentamente. Un’eternità questa salita, perdo almeno 20-30 minuti sulla mia tabella di marcia. Non fa nulla, si continua e basta, al prossimo rifornimento prendo al volo una borraccia e la svuoto in pochi secondi. Riparto per la discesa finale, cerco di recuperare qualche minuto… e sono vittima di una foratura! Il tubless mi salva, la pressione scende lentamente, non posso lasciar scorrere come voglio, mi tocca rallentare un pochino ma quantomeno non devo abbandonare in dirittura d’arrivo. Davvero bello l’ultimo tratto tra i vigneti, passaggi suggestivi e la gente che ti incita, …raschio il fondo. Rientro sull’asfalto finale e inizia a piovere, sento lo speaker in lontananza… ancora poche centinaia di metri. E’ fatta ! 5 ore e 28 minuti … guardo la bici …gomma completamente sgonfia ! Ripenso: la meteo, i crampi, la foratura , un sacco di tempo lasciato sul percorso … ma SI in fondo ho raggiunto il mio obiettivo. Sono felice !!
Ed ora … si prepara la prossima !
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A volte le piccole notizie balzano ai nostri occhi, giustamente, con la stessa importanza di una goccia nel mare. Nel frenetico girone mediatico proprio una di queste notiziuole mi ha intrigato. Leggo di una serata dedicata al “giornalismo di costume in Svizzera” con un ospite direi d’eccezionali e altrettanto rare doti, Eros Costantini. Non senza un pochino di timore riverenziale mi presento, in abiti civili, nella sala che farà da contenitore umano alla serata. Uno stuolo di belle signore borghesi irte di gioiellame e dalle acconciature standardizzate fanno da cornice al solito brusio che precede la bufera. Di bufera infatti tutti smaniano, cos’altro ci si può aspettare dal Eros nazionale, da colui che con tanta dovizia di particolari coloriti sa farci ridere o sorridere parlando di ogni argomento che, secondo il comune senso del pudore, fa “costume”. La breve introduzione santificatrice della moderatrice non scompone l’attrazione della serata. In un elegante giacca color panna Eros pare non curarsi troppo dell’aureola che lo sovrasta da quando è entrato nella sala. Un silenzio piuttosto esplicito introduce il giornalista a quella che sarà la Sua serata, a quella che le signore distinte innalzeranno a serata socio-etno-media-culturale. Esordio nella più classica tradizione Costantiniana “…gli svizzeri tutti musoni!”. Una risata controllata scioglie anche le nobildonne più rigide e mette tutti a loro agio. Una serata dedicata al giornalismo di costume, un argomento tanto popolare quanto elittario. Certo, spiega Costantini, il costume – non inteso come abbigliamento tradizionale – è fatto dal popolo per il popolo, ma pochi eletti ne mettono a fuoco i contorni, o meglio ne hanno il tempo. Ecco nascere il giornalista di costume, un ometto qualsiasi con la vocazione al voyerismo, con la voglia e le capacità di raccontare quello che si annida tra le pieghe della società. Passo dopo passo vengono citati Dürenmatt, Frisch ed altri, punti saldi della letteratura svizzera, uomini di cultura che forse involontariamente intravedevano il futuro di mamma Helvezia. Per non ingrigire la serata partono dal tavolo “presidenziale” alcune frecciatine sui casi più caldi ora in circolazione: il caso Bellasi, il caso Expo 01, il caso della “donnina” che rivela, nel suo libro, particolari piccanti sotto la cupola di Berna. Con un miscuglio di eleganza, sarcasmo, professionalità e humor inglese l’ospite ribatte su ogni argomento provocando ilarità e punzecchiando dove serve. I discorsi di intrecciano, battute e risposte vanno a delineare la trama di quella rete dentro la quale vorremmo essere pescati soli con Lui, il signore delle “parole”, ma anche l’amico che incontriamo volentieri sulla via Nassa e poi diciamo “Guarda, quello è Costantini!”. A questo proposito cita alcuni esempi, serate nelle quali si è trovato a far la parte del clown, ma poi ride anche di questo. Le parole si fanno ancora una volta più serie, appare l’ombra di Roland Bart, il maestro di Costantini, colui che ha avuto il merito di illuminare l’illuminato, colui che l’ha portato a dire “Io sono un giornalista di costume…dai facili costumi”. L’ennesima risata riempie la sala, si torna a parlare della Svizzera, una nazione di serie A formata da gente di serie B e alcuni, fortunatamente pochi, di serie C. Ne consegue uno scambio di opinioni tipo Costanzo Show, l’ora si fa tarda e le gentili signore mostrano i primi segni di cedimento. Io non riesco ancora a dimenticare alcune delle sue battute e citazioni: “la Svizzera è in precoce menopausa, ora tocca ai giovani; viviamo in un’epoca di cretini specializzati; sono la persona che presumo di conoscere meglio”. L’applauso finale sveglia i più interessati, le signore si ricompongono nei loro abiti seri e nella mia mente sorge un dubbio “Eros ci sei o ci fai?” Ma giuro, non voglio sapere la risposta, ne rimarrei deluso.
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Una serata impegnata, un Pardo d’onore ad Ermanno Olmi: non si può mancare. Locarno é un’altra in quei giorni, ma anche i Locarnesi non sono più gli stessi, passeggiano impettiti con Repubblica sotto braccio e in mano un’ormai sgualcito „Catalogo ufficiale del Festival“ che ha fatto da cuscino alle brizzolate sedie della Piazza Grande.
Sono quasi le nove di sera, la gente si accalca da più di un’ora e l’occhio indiscreto della camera che proietta sul megaschermo le facce divertite degli spettatori ci sembra la parte più simpatica dell’attesa. Il campanile rintocca nove volte.
Le frasi di rito, diciamolo pure un po’ freddine, accolgono il maestro della poesia cinematografica italiana Ermanno Olmi, con lui un maestoso Carlo Pedersoli (Bud Spencer) che dipinge Olmi come la persona che l’ha tolto definitivamente „dalle scazzottate“. La consegna del Pardo d’onore termina nel caloroso abbraccio della Piazza.
Gli ultimi ritardatari a stento trovano una sedia, il film é iniziato e subito aleggia l’Olmi-atmosfera, una calma ed un silenzio irreali, scorre lento un film che più di altri colpirà gli astanti: “Cantando dietro i paraventi. Un giovane studente occidentale - in un ambiente estraneo al suo contesto abituale - a causa di un fraintendimento di indirizzo, viene condotto in un luogo fuori mano, in un teatrino-bordello per clientela in cerca di forti, trasgressive, emozioni. Appena varcata la soglia del portoncino illuminato da una lanterna cinese, ecco che viene subito introdotto alla esplicita realtà delle libere seduzioni. Tuttavia, allo sconcerto iniziale, a poco a poco e magicamente si sovrappone l’incanto della rappresentazione, fino a suscitare suggestioni e abbandoni da confondersi con il sogno.“
Il lungo applauso segna la sveglia per alcuni (si si..pure io) e l’irrefrenabile esternazione di consenso per altri, ancora una volta la platea si divide. Riprende la notte del Festival, si torna a bighellonare tra rotonde senza girotondini e cocktail impegnati senza l’ombra d’autentici intellettuali. Che posso fare?…torno a casa, una doccia…e canto…dietro il paravento.
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Il racconto di un’avventura di qualche anno fa:
Una sera di circa tre settimane fa mi sono recato nel bellissimo bosco sopra Comano (tanto per intenderci il luogo di passaggio di partenza e ritorno della maratona mondiale di Mountainbike) per una sana e piacevole corsetta d’allenamento. Chi conosce e frequenta questo affascinante luogo, una sorta di “Foresta di Sherwood” dei colli luganesi, ben sa quanto sia frequentata da podisti, ciclisti, orientisti e affini, e diciamolo pure anche da cinofili e cavallerizzi d’ogni sorta. Fin qui nulla di male, ma il bello deve ancora venire! Seguendo il mio bel sentiero demarcato, corri corri il buio prendeva il sopravvento, il sole calava e nel bosco scendeva la sera. D’un tratto, come nelle migliori sceneggiature “noire”, il cuore mi balza in gola e rischio l’infarto… una sagoma umana distesa a terra! “Oddio!” Il tempo di mettere a fuoco la situazione (anche qui non in senso venatorio) e riconosco un cacciatore bellamente intento a puntare il suo cannone verso il mio naso, nel concitato momento neanche realizzo la situazione e nulla di meglio mi viene in mente che non dire un semplice “buonasera, l’ho disturbata?” e lui sottovoce “beh…sto curando il cinghiale”.. arrivederci!
Ancora con le palpitazioni a mille cerco di riprendere la corsa, passano pochi minuti e torno a connettere, qui si aprono le innumerevoli domande. Quanto ho rischiato? Cosa faceva quel cacciatore praticamente sdraiato a un metro dal sentiero? Era in regola? In quella zona frequentatissima (PercorsiVita e finanche sentieri educativi) é bandita la caccia o no?
Nei giorni a seguire ho chiesto delucidazioni all’ufficio cantonale preposto, le risposte sono state alquanto precise: il signor cacciatore era troppo vicino al sentiero, quindi fuori legge, ma (la cosa peggiore) quel bosco sopra Comano é aperto alla caccia!
Allora mi chiedo, dove sta il buonsenso? La sera quella foresta é più gremita di gente che la Piazza Riforma, cosa attendiamo a prendere dei provvedimenti?
Nel frattempo vedrò di convincere gli amici cinghiali…a cambiare sport !
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Quel sorriso
tuo unico e speciale
al mio cuore dettava
solo pensieri d’Amore.
Risplendeva nel porticciolo
una sera speciale.
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Esce oggi il secondo attesissimo lavoro dei Wave Flow.
Non perdetevi lo showcase di presentazione del CD che verrà trasmesso oggi giovedi 3 maggio a partire dalle 20.05 sulle frequenze di Rete1 della RSI.
Potete anche ascoltarlo direttamente online qui –> Ascola Rete1

Il loro sito –> Wave Flow
Quello dei “Wave Flow” è un viaggio affascinante e sorprendente attraverso una poesia sonora che si esprime attraverso l’avvolgente voce Soul di Irina Simoneta, unita a frizzanti escursioni nel mondo del Jazz con una strizzatina d’occhio alla canzone d’autore.
Nel “laboratorio di suoni” del gruppo tutto ciò viene liberamente interpretato, creato e ricreato in una terra di confine, d’incontro musicale presentato con una
ricca strumentazione e condito con diverse contaminazioni.
I testi delle canzoni, in italiano e in inglese, sono uno stimolo verso la semplicità del contatto dell’uomo con se stesso e un invito ad aprirsi alla vita: da autentici vissuti a riflessioni leggere che rendono il concerto denso di
comunicatività. (da Gianluca Verga RSI)
Il mio pensiero: Sono felice per questa nascita, lo sono perché dimostra il lavoro serio ma ancor di più la smodata passione con la quale questo gruppo lavora, compone, arrangia, esegue, vive, mette al mondo la PROPRIA Musica. Un ringraziamento particolare a Mauro Fiero, colonna portante dei Wave Flow . Grazie a lui la mia passione per la musica é cresciuta, si é fatta una cultura, si é raffinata, si é fatta critica. Grazie alle ore passate nel vecchio “locale”, ai concerti, alle giornate di lavoro, ai sogni del nuovo Studio Canaa, alle parole … Complimenti, un disco sopra le righe.
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Quest’anno, questo inverno, il tempo é stato clemente, la mia passione parallela alla fotografia ha subito una pausa davvero corta. Anzi non ho mai smesso di pedalare, a gennaio uscivo seguito dal pallido ma gia tiepido sole. Le prime uscite in settimana, dopo l’ufficio, correvo a casa per stare in sella poco più di un’ora, poi il buio. Ho ripreso la forma in poco tempo. Una stagione iniziata velocemente, una stagione che segna anche il test definitivo per il mio ginocchio malandato, la prova del nove dopo l’intervento di un anno fa. Si ci sono, gira di nuovo, dolori spariti al 99 percento !
Sono felice, la mia valvola di sfogo, la mia passione, le gocce di sudore hanno ripreso a solcare il mio viso.
Sento che sarà l’anno della rivincita, sento che l’obiettivo che ho dovuto abbandonare per due anni dopo l’incidente si sta rifacendo sotto. Preparerò poche gare ma mirate, voglio arrivare “la” nel pieno della forma.
Oggi è il 1 maggio, oggi mi ero prefissato la prima tappa del mio personale circuito. La sorte mi ha tirato un piccolo scherzo, l’allergia ai pollini mi ha costretto ad una notte d’inferno, asma e tosse mi hanno tenuto sveglio, non ho chiuso occhio, sono uno straccio. Attendo fino all’ultimo minuto ma ben so che non posso recuperare forze in pochi minuti. A malincuore, con le gambe ed il cuore che scalpitano devo prendere una decisione saggia, restare a letto. Non è facile, chi mi conosce “sa”, la passione è grande. Farò finta di nulla sentendo in lontananza lo speaker annunciare la partenza della gara, … chiudo gli occhi ed immagino gia la prossima tappa. Ci sarò !
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