Oct 15

Ci puoi parlare
ridere
ascoltare
urlare
piangere
gioire
…o prendertelo in faccia.

written by admin

Oct 03

Riporto qui sotto un pezzo pubblicato da “La Stampa”, lo riporto con amarezza (essendo io un grande appassionato di ciclismo) ma allo stesso tempo con gratitudine verso coloro che hanno finalmente il coraggio di dire come stanno le cose senza peli sulla lingua. Chi come me pratica e segue il ciclismo da molti anni si ritrova a leggere “nulla di nuovo”, tutti sappiamo bene come funziona … ma va premiato il coraggio di chi vuole combattare questa piaga, chi lotta con forza per uno sport con la “S” maiuscola.

”Tranquilli, il Mondiale lo vincera’ un dopato” <I BIG HANNO LASCIATO LA VUELTA PER FARE LA CURA A CASA E SE SONO STATI INTELLIGENTI, SUPERERANNO I CONTROLLI

Non usa giri di parole Ivano Fanini, 57 anni, presidente del team
ciclistico «Amore & Vita-McDonald’s», parlando dell’aria
pesantissima che si respira in gruppo a 5 giorni dalla gara clou
dei professionisti ai Mondiali di Varese. Fanini, che Mondiali
saranno? «Se alla Rai facessero le cose per bene, domenica, al
momento della premiazione della prova iridata su strada dei
professionisti, dovrebbero mandare una didascalia che dica:
”Corridore Tizio, medaglia d’oro, dopato; corridore Caio,
medaglia d’argento, dopato; corridore Sempronio, medaglia di
bronzo, dopato”». Le sue sono accuse molto gravi. «Lo so, ma
accadra’ quello che avviene da anni nei Giri d’Italia, di Spagna e
di Francia: vincera’ un corridore che si dopa, altrimenti non ce la
farebbe, e battera’ un corridore che si dopa e un altro che si dopa.
E se le ”cure” saranno state fatte in modo ”intelligente”,
l’antidoping non diventera’ un problema». Si spieghi meglio.
«Ha visto cos’e’ successo nell’ultima settimana della Vuelta? Tutti
i big che puntano a vincere il Mondiale e i loro gregari sono
tornati a casa senza un motivo giustificato. Ho chiesto al mio
direttore sportivo, Pierino Gavazzi, che e’ stato tre volte
campione d’Italia e ha vinto una Sanremo, come mai succede questo:
e mi ha risposto che i corridori tornano per fare quello che in
gergo viene chiamato il ”rifornimento”, cioe’ per assumere epo al
riparo da occhi indiscreti. E’ quello che i corridori chiamano ”la
cura”. La fanno tutti, il big che deve vincere e il gregario che
deve aiutare a vincere. Unica avvertenza: sospenderla qualche
giorno prima della corsa per non lasciare tracce il giorno
fatidico». Qualcuno pero’ ogni tanto viene beccato. «Poca roba.
Nella rete generalmente finiscono i giovani, come Ricco’ e Sella.
Dopo i tanti casi di doping in cui era stato coinvolto da dilettante,
Ricco’ avrebbe gia’ meritato di essere squalificato a vita. In
quanto a Sella, fino a un anno fa era un corridore normale. Di
colpo, al Giro 2008, e’ diventato un fenomeno: e anche nel suo
caso la spiegazione ha il nome della nuova epo, il Cera. Anche lui
in un certo senso paga l’inesperienza. Errori cosi’ non li
commette certo un Piepoli, la lunga ombra di Ricco’. Che la sua
squadra ha licenziato lo stesso perche’ nessuno ormai si fida piu’
di uno come lui». Ricco’ cacciato dal Tour ha fatto rivivere i
fantasmi di Pantani, spedito a casa in maglia rosa a Madonna di
Campiglio il 5 giugno del 1999. «E’ vero. Ma nessuno sa che anche
l’anno prima, al Giro del ‘98, quello da lui vinto trionfalmente,
Pantani avrebbe dovuto essere mandato a casa. Invece al posto suo
fu cacciato Forconi, un gregario. Che il giorno dopo, visto che
era un mio ex corridore, era stato con me 6 anni all’Amore & Vita,
venne a trovarmi in ufficio e mi racconto’ tutto. ”Hanno fatto uno
scambio di provette e hanno mandato a casa me, che alla Mercatone
sono l’unico ad avere i valori bassi”, mi disse. Riccardo era un
modesto gregario, uno da 20-30 milioni di lire l’anno. Beh, dopo
quell’episodio, e quella squalifica, si e’ costruito una villa
sulle colline di Empoli: e si e’ fatto una posizione. Oggi
collabora con Beppe Martinelli, il direttore sportivo di allora, ed
e’ il team manager della Vangi, un club di dilettanti assai quotato>
>. Abbiamo parlato di Ricco’, Sella, Piepoli, ma fra i corridori
squalificati in casi diversi ci sono stati anche Basso, Di Luca,
Petacchi… «E’ una situazione senza ritorno. Un anno fa, al Giro,
dopo il tappone dello Zoncolan vennero sottoposti a un controllo a
sorpresa Di Luca, Ricco’, Simoni e Mazzoleni: i 4 italiani meglio
piazzati in classifica. Ebbene, tutti e 4 fecero la pipi’ degli
angeli: in pratica mostrarono il profilo ormonale di un bambino di
7 anni. Una cosa da ridere. Nonostante questo, credo che Di Luca
continui a intrattenere rapporti col medico super-squalificato
Santuccione; e il massaggiatore di Ricco’ e’ sempre Pregnolato, che
seguiva Pantani e fu incastrato nella retata dei Nas a Sanremo,
nel Giro del 2001, con un sacco di robaccia in valigia, quindi
venne squalificato. Per non parlare di Basso, che e’ stato
coinvolto nell’Operacion Puerto, ha raccontato un sacco di balle e
adesso e’ pronto al rientro, bello come il sole». Che cosa si
dovrebbe fare? «Squalificare a vita l’atleta trovato positivo. Ed
estendere automaticamente la squalifica al team manager, o
direttore sportivo, perche’ alle verginelle tradite dal loro
pupillo non crede piu’ nessuno. Due anni fa, dopo i pasticci
combinati dai suoi corridori, la Milram ha licenziato in tronco il
d.s. Stanga - che sapeva tutto - e ha fatto bene. E mi chiedo: che
cosa ci sta a fare ancora nel ciclismo uno come Bjarne Rijs? Uno
che ha imbrogliato tutta la vita, che ha vinto un Tour da dopato e
che dopo gli scempi commessi da d.s. e’ ancora li’,
sull’ammiraglia, e ha appena vinto il Tour de France con Sastre,
che sul podio a Parigi ha avuto l’impudenza di ringraziare Manolo
Saiz, ossia il principale artefice del doping nel ciclismo assieme
ai medici Ferrari e Santuccione». Lei e’ il presidente
dell’Amore & Vita-McDonald’s e da molti anni si sta battendo a
spada tratta contro il doping. Perche’ lo fa? «Fino al ‘98 sono
stato un dirigente come un altro, ho fatto come tutti. Le mie
squadre hanno vinto una quindicina di tappe, tra Giro e Vuelta, con
corridori che si dopavano. Poi ho cominciato a vedere ragazzi che
stavano male, ho cominciato a contare i morti, e mi sono ribellato.
Vuole sapere quanti miei ex ragazzi sono morti negli ultimi anni?
Sei. E ben tre nelle ultime tre stagioni: Galletti, Cox e Fois.
Galletti l’avevo ingaggiato a 30 anni a patto che non toccasse
piu’ il doping e si era rilanciato al punto da diventare un fido
gregario di Cipollini. E’ morto in gara due anni fa. Cox,
sudafricano, aveva talento e a 23 anni era passato alla Barloworld:
a 28 anni e’ morto nel suo Paese, abbandonato da tutti, dopo
un’inutile operazione in Francia per problemi vascolari dovuti
all’assunzione di sostanze proibite. Fois e’ stato l’ultimo, circa
6 mesi fa: e’ morto con la maglia dell’Amore & Vita nell’armadio.
Come ho fatto spesso con tanti corridori in difficolta’, l’avevo
ingaggiato per ridargli una ragione di vita, per toglierlo dalla
strada. Si stava riprendendo. Non ce l’ho fatta». Ma i
telecronisti e gli inviati, quando Ricco’ vince «alla Pantani»,
si perdono in peana. «Sanno tutto ma tacciono. E quando succede
il fattaccio fingono di stracciarsi le vesti. La parola d’ordine e’
”business & spettacolo”: il resto non conta. E la salute dei
corridori meno che mai. Un dramma, perche’ molti di questi ragazzi,
quando subiscono lunghe squalifiche o smettono di correre, passano
dal doping alla cocaina o ad altre tossicodipendenze. Com’e’
successo a Pantani, a Jime’nez e a Fois: che purtroppo oggi non ci
sono piu’».

- Editrice La Stampa S.p.a. - © Tutti i diritti riservati -

Ecco il video delle Iene nel quale Berrì intervista Valentino Fois, morto il 28 marzo 2008. Una testimonianza dura e triste di questo che ancora chiamiamo sport.

written by admin