Jun 19

Ernesto Bazan è nato a Palermo in Italia nel 1959.
Ha ricevuto la sua prima macchina fotografica a 14 anni, quando iniziò a fotografare la vita quotidiana della sua città natale e le zone rurali della Sicilia. La fotografia è stata molto di più di una semplice professione: una vera e propria passione, una missione nella sua vita.
Bazan ha pubblicato diversi libri: Il Passato Perpetuo, Passing Through, I Primi Vent’Anni, Isola e Molo Nord.
Nel 2008, la sua nuova casa editrice BazanPhotos Publishing pubblicherà il suo nuovo libro Cuba che racconta 14 anni di vita e fotografia nell’isola. Per vedere la copertina, le pagine iniziali e un intero capito del libro potete visitare la sua pagina web Cuba Bazan
Bazan ha esposto in Europa, in America Latina e negli Stati Uniti. Le sue fotografie fanno parte di collezioni private e musei fra cui il MOMA e l’ICP di New York, il SFMOMA a San Francisco, il Museo di Fine Arts di Houston, il Center for Documentare Studies all’università di Duke a Durham, il South East Museum of Photography a Daytona, la Fondazione Italiana della Fotografia a Torino, la Biblioteque Nazionale a Parigi e il Museo Rattau ad Arles.
Dal 1992 fino 2006, ha documentato il Periodo Speciale a Cuba. Questo lavoro gli ha dato il privilegio di vincere alcuni fra i più prestigiosi premi internazionali fra cui: il W. Eugene Smith, il Mother Jones Foundation for Photojournalism, la Dorothe Lange- Paul Taylor prize, il World Press Photos, due borse di studio delle Fondazioni Alicia Patterson e una Guggenheim.
Nel 2002 Ernesto Bazan ha creato i suoi workshop fotografici dando una speciale enfasi all’America Latina. L’insegnamento è diventato una vera passione. Diverse centinaia di studenti hanno studiato con lui negli ultimi sei anni.
Vive assieme alla moglie Sissy e ai suoi gemelli Pietro e Stefano e i loro due cani Diva e Ono a Veracruz nel Messico.

http://www.bazanphotos.com/

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Jun 19

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Jun 14

“Ecco come si dopano i pro”
Bernhard Kohl vuota il sacco

PARIGI (Fra), 9 giugno 2009 – Si chiamano procedure professionali di dopaggio. E le seguono solo i migliori corridori per vincere le grandi competizioni ciclistiche. A descriverle nel dettaglio in un’intervista-confessione all’Equipe, l’austriaco Bernhard Kohl che lo scorso ottobre fu pescato positivo al Cera, l’Epo di nuova generazione, per i controlli effettuati al Tour de France segnato dallo scandalo Riccò. L’austriaco, sospeso per due anni, ha deciso di ritirarsi lo scorso 25 maggio e di collaborare con la polizia.
“Ho corso Il Tour ‘07 senza un vero protocollo di dopaggio. L’anno dopo ho deciso che meritavo il top del top”
prelievi — Il protocollo di doping per un Tour de France inizia subito dopo la conclusione di quello precedente: “E’ la regola per ogni vero professionista – spiega Kohl -. Il Tour 2008 ho cominciato a prepararlo dal mese di agosto 2007”. Un circolo infernale: “Ho fatto tutto molto seriamente. Ad agosto ho fatto il primo prelievo del sangue destinato a essere poi utilizzato nel Tour dell’anno dopo. Un secondo prelievo a novembre. Ogni volta un litro. Il mio sangue poi è stato preparato, separando globuli rossi dal plasma, etichettato e congelato”. Dove? Di solito il laboratorio di appoggio era lo Humanplasma in Austria, poi coinvolto nello scandalo dei Giochi invernali di Torino. Scandalo che ha spinto il manager di Kohl, Stefan Matschiner, finito in carcere, a costituire un laboratorio fatto in casa: “Ho finanziato la mia parte con 20mila euro, altri atleti hanno fatto altrettanto. I macchinari sono arrivati agli inizi del 2007 e installati in un appartamento, il nostro quartier generale. Ma il Tour 2007 l’ho corso senza un vero protocollo di dopaggio. L’anno dopo però ho deciso che meritavo il top del top”.
“Le trasfusioni le facevo 48 ore prima delle tappe cruciali. Ci vogliono due giorni per ottenere effetti tangibili”
trasfusioni — Le trasfusioni le praticava direttamente Matschiner, formato dallo Humanplasma: “Non è difficile, basta non sbagliare etichette”. Matschiner acquistava anche i prodotti dopanti in cambio di una commissione del 10% sui guadagni di Kohl che per il Tour 2008 prepara quattro sacche del suo sangue: “Solo quelle, il resto ho lasciato perdere per via dei numerosi controlli aleatori. L’Epo, l’ormone della crescita e l’insulina li ho presi prima del Tour non durante”. L’austriaco è riuscito a farsi tre trasfusioni: “La prima dopo la sesta tappa, la seconda prima dei Pirenei, l’ultima prima delle Alpi”. I controlli della polizia negli hotel? Si evitano: “Facendo sempre attenzione. Il mio manager ha fatto tre viaggi dall’Austria, mettendo ogni volta le sacche di sangue nel bagaglio registrato, già scongelato. Le trasfusioni si facevano tra le 18 e le 20, per massimo 20 minuti e non dare nell’occhio. Dipendeva dagli appuntamenti con i giornalisti. Se ero libero, Marschiner mi inviava un sms e andavo nella sua stanza”. Inefficienti i controlli dell’Uci: “La trasfusione di mezzo litro di sangue non crea variazioni sospette dei parametri sanguigni. Il mio manager mi iniettava anche dell’albumina per diluire l’ematocrito. E poi le trasfusioni le facevo sempre 48 ore prima delle tappe cruciali. Ci vogliono due giorni per ottenere effetti tangibili”.
“Tutti i primi dieci del Tour avrebbero potuto essere positivi. Ma hanno preso me. Non ho chiesto un secondo test, la pagliacciata era finita”
epo — Kohl però è stato pescato a causa del Cera, l’Epo di terza generazione: “Eravamo certi che non fosse rilevabile. Il prodotto l’ho ottenuto da un altro corridore e me lo sono iniettato da solo. Ero tranquillo. Anche quando hanno scoperto Riccò mi sono detto che aveva sbagliato le dosi. Quando invece ho saputo che i controlli li avrebbero fatti anche dopo il Tour allora mi sono preoccupato. Ma mi sono detto che se beccavano me, beccavano tutti. Sono persuaso che i primi dieci del Tour avrebbero potuto essere tutti positivi. Ma hanno preso me, è andata così. Non ho chiesto un secondo test, la pagliacciata era finita”. Anche il passaporto biologico, promosso dall’Uci, finirebbe per favorire chi imbroglia: “Al limite, aiuterebbe i corridori a restare vicini ai loro valori che gli sarebbero comunicati regolarmente dall’Uci”.
armstrong — Kohl descrive l’ambiente ciclistico come “una sorta di organizzazione sociale che fa in modo che questo genere di cosa siano accettate da tutti”, ma scagiona in parte i dirigenti del suo ex team Gerolsteiner: “Credo che il boss Hans Michael Holczer non sapesse nulla e nella squadra non c’era dopaggio sistematico, ma il dottore dubito che non avesse capito”. Intanto, in Francia, è appena uscito un nuovo libro che prende di mira Lance Armstrong che si appresta a tornare da protagonista al Tour. Eloquente il titolo: “Le Sale Tour”, lo sporco Tour (Ed. Seuil). Un libro che cerca di far luce sul sistema Armstrong e la strana alleanza con l’ex nemico, il gruppo Amaury che gestisce la Grande Boucle (ed è proprietario dell’Equipe) in nome delle nuove strategie nel mondo del marketing.

Fonte: www.gazzetta.it (Alessandro Grandesso)

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Jun 04

Quando sei piccolo e credi alle favole, a Babbo Natale, non puoi immaginare la delusione. Un giorno sarà un adulto a toglierti questa libertà. Da giovane tra le mie passioni c’era la musica: le percussioni, la batteria, la musica nera, latina, la sua culla. Cuba stava nei miei sogni alimentati dai racconti di chi, prima di me, gia aveva vissuto. Cuba si é fatta strada nella mia testa così come é venduta, sole, spiaggie bianchissime, musica, sigari e sorrisi…sempre. Certo Cuba é anche e soprattutto Rivoluzione, Rivolta, Victoria Siempre, Ernesto Che Guevara e Fidel Castro, Embargo. Tutte parole Maiuscole in un popolo che “dal di fuori” sembra fermo al 3 febbraio del 1962.

Sono partito il 28 marzo 2009, volevo vedere e vivere l’isola della Rivoluzione e della Salsa, volevo riempirmi la testa di immagini “come quelle dei film” e delle blasonate Guide Turistiche, volevo sentire l’odore dei sigari e muovere l’istinto della loro musica.

L’adulto stavolta sono io, i miei occhi hanno deluso le mie aspettative, i miei occhi hanno visto nascere la realtà dei fatti. Cuba NON E’ cio che mi aspettavo, Cuba é ben altro, nel bene e nel male. Raccontare cio che ho visto, raccontarlo da perfetto sconosciuto, poteva essere un’atto di presunzione oppure un riassunto di viaggio fine a se stesso.

Nel bel mezzo della preparazione di questo “diario dei pensieri” ho trovato, per caso (io credo di no), un libro che mi ha confortato, liberato, sostenuto, dato la forza di dire “beh, non sono mie visioni”.

Questo libro, scritto da Yoani Sanchez ha per titolo “CUBA LIBRE – Vivere e scrivere all’Avana”.

Chi é Yoani Sanchez?

Yoani Sánchez è un strana dissidente: non denuncia, non attacca, non contesta. Semplicemente racconta nel suo blog cosa significa vivere oggi nel regime comunista di Cuba: la difficoltà di fare la spesa e la fame cronica, l’arte di ripararsi gli elettrodomestici guasti, la lotta per leggere le vere notizie tra le righe del giornale di partito, la paura del ricovero in ospedale dove manca anche il necessario per sterilizzare, la convivenza forzata con la propaganda che si insinua nei media, nelle piazze e nelle scuole, il panico quando arrivano le convocazioni della polizia, la preoccupazione per gli amici in carcere, la nostalgia per i tanti che sono fuggiti e la delusione per tutti quelli che hanno smesso di credere al futuro. Ma soprattutto sfata il falso mito dell’efficienza castrista e descrive, tra tenerezza e rabbia, la frustrazione per le potenzialità inespresse e i sogni perduti di chi, come lei, è nato nella Cuba degli anni Settanta e Ottanta e si ritrova rinchiuso in un’utopia che non gli appartiene. Di questa generazione Yoani è diventata l’inconsapevole portavoce, e il suo blog, che ha fatto il giro del mondo è ora un libro. Yoani Sánchez si definisce una semplice cittadina, ma in realtà è una vera rivoluzionaria, una donna che lotta con tutte le sue forze per far conoscere le se idee all’interno di una società che non ammette anticonformismo. Le sue parole sono frecciate ironiche che danno vita a un blog molto frequentato come Generación Y e servono da stimolo per inaugurare un nuovo corso per l’ultimo baluardo comunista. Purtroppo i suoi commenti vengono letti soltanto all’estero, perché a Cuba il blog risulta oscurato ed impossibile collegarsi“.

Yoani é stata inserita da Time tra le 100 persone più influenti del 2008, con Barack Obama, il Dalai Lama e Ruper Murdoch. Per mantenersi fa la guida non autorizzata ai turisti dell’Avana.

Torno ai miei pensieri. Mi limiterò a descrivere qualche visione sulla Cuba reale aiutato dal reportage fotografico (trovate il link alla Gallery in fondo a questo racconto) ed anche dallo scritto di Yoani, di racconti struggenti e cartoline illustrate ne sono piene librerie e pagine della Rete.

Atterrato all’aereoporto José Martì: un caldo ed un’umidità incredibile, tipicamente caraibici, … un ragazzo si avvicina e propone un taxi per l’Havana, inizia il viaggio.

La nostra é una generazione di piante rase al suolo, private di utopie alle quali aggrapparsi e vaccinata in anticipo contro i sogni sociali. Y.Sanchez”.

Il tragitto notturno per l’Havana rapisce il mio sguardo, desolati campi e poche baracche attorno alle quali si aggirano figure indecifrabili nell’ormai buia notte Cubana. Avvicinandosi alla città i primi palazzi risalenti agli anni 30-40-50 distrutti dall’incuria, i grandiosi monumenti e le piazze dedicate ai fautori della Rivoluzione. L’odore dei gas di scarico satura l’aria.

Il giorno dopo uno sguardo all’Havana Vieja, il quartiere antico della città. Qui mi sembra di trovare cio che cercavo e immaginavo ma capisco ben presto che sono dentro alla meta turistica, che qui tutto é sostenuto a fatica per accontentare il turista smanioso di vecchietti seduti fuori casa e fumanti un sigarone esagerato, di finti locali nei quali suonano improbabili orchestrine nella speranza di portare un po di Buena Vista Social Club negli occhi di chi guarda.

L’Havana vera sta fuori, poco distante, pochi passi e sei finalmente nella realtà, in direzione Ovest .

Qui cammini tra i cubani, qui senti e vedi la povertà (forse la miseria). Palazzine e case in uno stato pietoso, montagne di spazzatura sotto i 35 gradi di un sole che fomenta degli odori inverosimili, scoli di fogne a cielo aperto, bambini che giocano e cercano cibo tra questa disumana situazione, gente che fruga tra l’immondizia dei cassonetti ormai tracimati.

L’Avana é una città dalle soluzioni lente o eccessivamente affrettate. Se si tratta di un edificio deteriorato e dei suoi abitanti –che vivono in mezzo a strutture di sostegno improvvisate e tetti pericolanti- allora i rimedi tardano ad arrivare e le abitazioni necessarie vengono costruite dopo decenni. Se però la questione riguarda chiudere, limitare o proibire, le risorse arrivano dall’oggi al domani. Y.S”. (http://www.therealcuba.com/Poverty.htm).

Ogni metro che avanzo mi rendo conto di uscire sempre più dal turista, capisco questo sarà un viaggio non una vacanza.

Ci siamo abituati ai dipendenti dei negozi che trattano male, ai prodotti adulterati e ai servizi igienici che si rompono poco dopo essere stati inaugurati. Ci siamo abituati a tutto questo, con la stessa condiscendenza con la quale vediamo ridurre i nostri diritti di cittadini. Y.S

Il giorno seguente parto per quello che sarà un lungo viaggio: 15 giorni e 1500 km sull’isola di Cuba attraversando l’Havana > Santa Clara > Camajauani > Remedios > Caibarién > Cayo Las Brujas > Cayo Santa Maria > Playa Blanca > Yaguajay > Cabaiguàn > Sancti Spiritus > Banao > Trinidad > Güinia de Miranda > Manicaragua > Mataguà > Santo Domingo > Cascajal > Los Arabos > Colòn > Perico > Jovellanos > Limonar > Matanzas > Varadero > Bacunayagua > Playas del Este > Jabacoa > Havana.

Impossibile esplorare tutta l’isola in soli 15 giorni, ma abbastanza per rendersi conto di quale vita si parla a Cuba.

Nonostante le buone intenzioni mi sono però resa conto di non essere alla ricerca di rivendicazioni. Non voglio che qualcuno un giorno mi metta la mano sulla spalla e dica: Ci siamo sbagliati con te, adesso puoi uscire dal Paese. Quello che desidero é che finisca una volta per tutte l’obbligo di chiedere il permesso. Y.S”.

Il viaggio mi ha posto ogni giorno lo stesso interrogativo, libertà o dittatura?

Per rendere effettivo il cambiamento eravamo disposti a tutto, persino ad accettare un settantacinquenne di nome Raul Castro – anch’egli in parte responsabile del disastro economico e sociale che ancora oggi vive il nostro Paese. Y.S”.

Ho visto zone di mare splendide, montagne lussureggianti, pianure incantevoli .. ma tanta gente triste, tanta gente malandata, tanta gente ubriaca, tanta gente padrona solo della propria anima, tanta gente arrabbiata, tanta gente aggressiva, tanta gente sfinita, tanta gente che fingeva, tanta gente rassegnata.

Torno all’Havana dopo 13 giorni, percorro con calma e con l’esperienza dei giorni appena trascorsi le vie di questa strana e contraddittoria città. L’odore di fogna é onnipresente. Mi inoltro nei quartieri più poveri e forse pericolosi, a volte ammetto d’aver paura, cerco di carpire senza farmi notare, forse la paura é più la loro. Ancora una volta mi vengono in aiuto le parole di Yoani:

Le autorità hanno affermato che aggirarsi di notte in quella zona centrale e male illuminata era stata una follia … La mia deteriorata Avana compra con gli spiccioli, parla sottovoce e profuma di fogna … Sono tornata all’Avana e ho avuto la conferma che passeranno molti anni prima della ripresa, che la speranza inizia gia a scarseggiare e che il peggio, passato l’entusiasmo degli aiuti, é più vicino di quanto s’immagini. La polizia ha inasprito i controlli lungo la strada per evitare il trasferimento delle merci verso il mercato nero. Y.S”.

Questo non é socialismo, é dittatura.

Mi guardo intorno e ho la prova concreta che le continue irrigazioni di paranoia hanno funzionato: le nostre paure sono popolate da agenti della CIA e membri della Sicurezza di Stato. La temuta talpa che tutti potremmo essere – e alla quale facciamo tutti attenzione – é il più efficace dei bavagli ed é diventata il sistema migliore per riuscire a dividerci”. Yoani Sanchez

A sostegno di quanto scritto desidero segnalare il sito web THE REAL CUBA (http://www.therealcuba.com), uno sguardo critico e reale alla Cuba di oggi e di ieri.

Concludo qua il mio racconto, lo spunto di riflessione, il pensiero.

Sarei grato ad ognuno di voi se dedicaste un po del vostro tempo a leggere questo libro oppure leggere il Blog di Yoani (http://www.desdecuba.com/generationy/), credo sia un modo intelligente per dar voce ad un popolo costretto al “mutismo”ed allo stesso tempo un modo facilmente fruibile di arricchire la nostra esperienza di vita.

Reportage Fotografico - Real Cuba

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