Category Archives: Lascia il segno (foto commenti)

Quadro.

Non sempre é ciò che appare.

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Torino

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RomArte

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About ? a photo !

Articolista, blogger, redattrice free lance e ufficio stampa. Ma anche ironica, curiosa, un po’ freak, disillusa, a volte cinica. Un osso duro, insomma, o forse meglio: una goccia che spacca la roccia. Alla fine continuo a fare la “linguaccia”. Anna

Il fascinoso mondo blog di Anna, perché a volte siamo ad un clic da cio che dovremmo leggere.

http://aboutaphoto.blogspot.com/

Stories – Manhattan Soul & Voice

Ciao a tutti,

dal mio recente viaggio a New York ho pubblicato oggi due nuove Stories dal titolo “Manhattan”.

Il fascino di questa metropoli, che a nulla somiglia, mi ha fatto decidere per proporre anche degli scatti a colori, credo il motivo sia evidente guardando le fotografie. Per esser sinceri non sono tornato innamorato di NY, ma posso tranquillamente dire che potrebbe essere “l’amante” perfetta.

Link diretto alle “Stories”  >  Manhattan SoulManhattan Voice

London Calling

Cari amici,

ho da poco pubblicato una nuova Stories fotografica dal titolo “London Calling”.

Un piccolo viaggio “diverso” a fine gennaio 2010, dentro questa stupenda, grande, città vecchia.

Link diretto alla “Stories”  > London Calling

Morgan Solo

Cari amici,
ho da poco pubblicato sul mio sito Web una nuova Stories fotografica dal titolo “Morgan Solo”. Trattasi di una decina di scatti, ripresi a pochi metri dal palco, durante un concerto di Marco Castoldi a Milano a fine febbraio 2010.

Link diretto> Morgan Solo

L’odore della dittatura – Cubanismo

Quando sei piccolo e credi alle favole, a Babbo Natale, non puoi immaginare la delusione. Un giorno sarà un adulto a toglierti questa libertà. Da giovane tra le mie passioni c’era la musica: le percussioni, la batteria, la musica nera, latina, la sua culla. Cuba stava nei miei sogni alimentati dai racconti di chi, prima di me, gia aveva vissuto. Cuba si é fatta strada nella mia testa così come é venduta, sole, spiaggie bianchissime, musica, sigari e sorrisi…sempre. Certo Cuba é anche e soprattutto Rivoluzione, Rivolta, Victoria Siempre, Ernesto Che Guevara e Fidel Castro, Embargo. Tutte parole Maiuscole in un popolo che “dal di fuori” sembra fermo al 3 febbraio del 1962.

Sono partito il 28 marzo 2009, volevo vedere e vivere l’isola della Rivoluzione e della Salsa, volevo riempirmi la testa di immagini “come quelle dei film” e delle blasonate Guide Turistiche, volevo sentire l’odore dei sigari e muovere l’istinto della loro musica.

L’adulto stavolta sono io, i miei occhi hanno deluso le mie aspettative, i miei occhi hanno visto nascere la realtà dei fatti. Cuba NON E’ cio che mi aspettavo, Cuba é ben altro, nel bene e nel male. Raccontare cio che ho visto, raccontarlo da perfetto sconosciuto, poteva essere un’atto di presunzione oppure un riassunto di viaggio fine a se stesso.

Nel bel mezzo della preparazione di questo “diario dei pensieri” ho trovato, per caso (io credo di no), un libro che mi ha confortato, liberato, sostenuto, dato la forza di dire “beh, non sono mie visioni”.

Questo libro, scritto da Yoani Sanchez ha per titolo “CUBA LIBRE – Vivere e scrivere all’Avana”.

Chi é Yoani Sanchez?

Yoani Sánchez è un strana dissidente: non denuncia, non attacca, non contesta. Semplicemente racconta nel suo blog cosa significa vivere oggi nel regime comunista di Cuba: la difficoltà di fare la spesa e la fame cronica, l’arte di ripararsi gli elettrodomestici guasti, la lotta per leggere le vere notizie tra le righe del giornale di partito, la paura del ricovero in ospedale dove manca anche il necessario per sterilizzare, la convivenza forzata con la propaganda che si insinua nei media, nelle piazze e nelle scuole, il panico quando arrivano le convocazioni della polizia, la preoccupazione per gli amici in carcere, la nostalgia per i tanti che sono fuggiti e la delusione per tutti quelli che hanno smesso di credere al futuro. Ma soprattutto sfata il falso mito dell’efficienza castrista e descrive, tra tenerezza e rabbia, la frustrazione per le potenzialità inespresse e i sogni perduti di chi, come lei, è nato nella Cuba degli anni Settanta e Ottanta e si ritrova rinchiuso in un’utopia che non gli appartiene. Di questa generazione Yoani è diventata l’inconsapevole portavoce, e il suo blog, che ha fatto il giro del mondo è ora un libro. Yoani Sánchez si definisce una semplice cittadina, ma in realtà è una vera rivoluzionaria, una donna che lotta con tutte le sue forze per far conoscere le se idee all’interno di una società che non ammette anticonformismo. Le sue parole sono frecciate ironiche che danno vita a un blog molto frequentato come Generación Y e servono da stimolo per inaugurare un nuovo corso per l’ultimo baluardo comunista. Purtroppo i suoi commenti vengono letti soltanto all’estero, perché a Cuba il blog risulta oscurato ed impossibile collegarsi“.

Yoani é stata inserita da Time tra le 100 persone più influenti del 2008, con Barack Obama, il Dalai Lama e Ruper Murdoch. Per mantenersi fa la guida non autorizzata ai turisti dell’Avana.

Torno ai miei pensieri. Mi limiterò a descrivere qualche visione sulla Cuba reale aiutato dal reportage fotografico (trovate il link alla Gallery in fondo a questo racconto) ed anche dallo scritto di Yoani, di racconti struggenti e cartoline illustrate ne sono piene librerie e pagine della Rete.

Atterrato all’aereoporto José Martì: un caldo ed un’umidità incredibile, tipicamente caraibici, … un ragazzo si avvicina e propone un taxi per l’Havana, inizia il viaggio.

La nostra é una generazione di piante rase al suolo, private di utopie alle quali aggrapparsi e vaccinata in anticipo contro i sogni sociali. Y.Sanchez”.

Il tragitto notturno per l’Havana rapisce il mio sguardo, desolati campi e poche baracche attorno alle quali si aggirano figure indecifrabili nell’ormai buia notte Cubana. Avvicinandosi alla città i primi palazzi risalenti agli anni 30-40-50 distrutti dall’incuria, i grandiosi monumenti e le piazze dedicate ai fautori della Rivoluzione. L’odore dei gas di scarico satura l’aria.

Il giorno dopo uno sguardo all’Havana Vieja, il quartiere antico della città. Qui mi sembra di trovare cio che cercavo e immaginavo ma capisco ben presto che sono dentro alla meta turistica, che qui tutto é sostenuto a fatica per accontentare il turista smanioso di vecchietti seduti fuori casa e fumanti un sigarone esagerato, di finti locali nei quali suonano improbabili orchestrine nella speranza di portare un po di Buena Vista Social Club negli occhi di chi guarda.

L’Havana vera sta fuori, poco distante, pochi passi e sei finalmente nella realtà, in direzione Ovest .

Qui cammini tra i cubani, qui senti e vedi la povertà (forse la miseria). Palazzine e case in uno stato pietoso, montagne di spazzatura sotto i 35 gradi di un sole che fomenta degli odori inverosimili, scoli di fogne a cielo aperto, bambini che giocano e cercano cibo tra questa disumana situazione, gente che fruga tra l’immondizia dei cassonetti ormai tracimati.

L’Avana é una città dalle soluzioni lente o eccessivamente affrettate. Se si tratta di un edificio deteriorato e dei suoi abitanti –che vivono in mezzo a strutture di sostegno improvvisate e tetti pericolanti- allora i rimedi tardano ad arrivare e le abitazioni necessarie vengono costruite dopo decenni. Se però la questione riguarda chiudere, limitare o proibire, le risorse arrivano dall’oggi al domani. Y.S”. (http://www.therealcuba.com/Poverty.htm).

Ogni metro che avanzo mi rendo conto di uscire sempre più dal turista, capisco questo sarà un viaggio non una vacanza.

Ci siamo abituati ai dipendenti dei negozi che trattano male, ai prodotti adulterati e ai servizi igienici che si rompono poco dopo essere stati inaugurati. Ci siamo abituati a tutto questo, con la stessa condiscendenza con la quale vediamo ridurre i nostri diritti di cittadini. Y.S

Il giorno seguente parto per quello che sarà un lungo viaggio: 15 giorni e 1500 km sull’isola di Cuba attraversando l’Havana > Santa Clara > Camajauani > Remedios > Caibarién > Cayo Las Brujas > Cayo Santa Maria > Playa Blanca > Yaguajay > Cabaiguàn > Sancti Spiritus > Banao > Trinidad > Güinia de Miranda > Manicaragua > Mataguà > Santo Domingo > Cascajal > Los Arabos > Colòn > Perico > Jovellanos > Limonar > Matanzas > Varadero > Bacunayagua > Playas del Este > Jabacoa > Havana.

Impossibile esplorare tutta l’isola in soli 15 giorni, ma abbastanza per rendersi conto di quale vita si parla a Cuba.

Nonostante le buone intenzioni mi sono però resa conto di non essere alla ricerca di rivendicazioni. Non voglio che qualcuno un giorno mi metta la mano sulla spalla e dica: Ci siamo sbagliati con te, adesso puoi uscire dal Paese. Quello che desidero é che finisca una volta per tutte l’obbligo di chiedere il permesso. Y.S”.

Il viaggio mi ha posto ogni giorno lo stesso interrogativo, libertà o dittatura?

Per rendere effettivo il cambiamento eravamo disposti a tutto, persino ad accettare un settantacinquenne di nome Raul Castro – anch’egli in parte responsabile del disastro economico e sociale che ancora oggi vive il nostro Paese. Y.S”.

Ho visto zone di mare splendide, montagne lussureggianti, pianure incantevoli .. ma tanta gente triste, tanta gente malandata, tanta gente ubriaca, tanta gente padrona solo della propria anima, tanta gente arrabbiata, tanta gente aggressiva, tanta gente sfinita, tanta gente che fingeva, tanta gente rassegnata.

Torno all’Havana dopo 13 giorni, percorro con calma e con l’esperienza dei giorni appena trascorsi le vie di questa strana e contraddittoria città. L’odore di fogna é onnipresente. Mi inoltro nei quartieri più poveri e forse pericolosi, a volte ammetto d’aver paura, cerco di carpire senza farmi notare, forse la paura é più la loro. Ancora una volta mi vengono in aiuto le parole di Yoani:

Le autorità hanno affermato che aggirarsi di notte in quella zona centrale e male illuminata era stata una follia … La mia deteriorata Avana compra con gli spiccioli, parla sottovoce e profuma di fogna … Sono tornata all’Avana e ho avuto la conferma che passeranno molti anni prima della ripresa, che la speranza inizia gia a scarseggiare e che il peggio, passato l’entusiasmo degli aiuti, é più vicino di quanto s’immagini. La polizia ha inasprito i controlli lungo la strada per evitare il trasferimento delle merci verso il mercato nero. Y.S”.

Questo non é socialismo, é dittatura.

Mi guardo intorno e ho la prova concreta che le continue irrigazioni di paranoia hanno funzionato: le nostre paure sono popolate da agenti della CIA e membri della Sicurezza di Stato. La temuta talpa che tutti potremmo essere – e alla quale facciamo tutti attenzione – é il più efficace dei bavagli ed é diventata il sistema migliore per riuscire a dividerci”. Yoani Sanchez

A sostegno di quanto scritto desidero segnalare il sito web THE REAL CUBA (http://www.therealcuba.com), uno sguardo critico e reale alla Cuba di oggi e di ieri.

Concludo qua il mio racconto, lo spunto di riflessione, il pensiero.

Sarei grato ad ognuno di voi se dedicaste un po del vostro tempo a leggere questo libro oppure leggere il Blog di Yoani (http://www.desdecuba.com/generationy/), credo sia un modo intelligente per dar voce ad un popolo costretto al “mutismo”ed allo stesso tempo un modo facilmente fruibile di arricchire la nostra esperienza di vita.

Reportage Fotografico – Real Cuba

Link diretto al Reportage

Nuovi scatti – Paradise Glam

Pubblicato una nuova serie di scatti nella sezione “Stories”,
questa volta in versione glamour.
Link diretto> Paradise Glam

Gianduiotto

Sto lavorando alle foto dello shooting di Torino … mica poche, 900 scatti !!

Pazientate ancora qualche giorno …