Category Archives: L’altra Passione – MTB

Bullismo stradale. CdT – luglio 2010

La mia prima lettera sull’argomento. (CdT – 22.07.2010)                         Una risposta alla mia lettera (CdT – 29.07.2010)

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Monte Generoso Bike Marathon 2010

Quest’anno una bella crisi sull’ultima salita mi spezzato il ritmo  … bene, pronto per il 2011 🙂

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Monte Generoso Bike Marathon 2009 – le foto

Ecco il racconto fotografico della Monte Generoso Bike Marathon che ho corso poche settimane fa. Come sempre davvero stupendo il percorso, un misto di tecnica, forza e resistenza. La meteo alla partenza non lasciava presagire nulla di buono, nuvole minacciose … che hanno invece poi lasciato il posto ad un sole fin troppo caldo. 4 ore e 53 minuti effettivi di pedalata, ho migliorato il tempo di due anni fa e questo é per me un’ottimo risultato, .. poi la classifica.. vabbé … 🙂

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Monte Generoso Bike Marathon – in allenamento

La Maratona del Generoso si avvicina … e gli allenamenti si fanno intensi.

Salita al Mte Bar, oggi ore 19:00 … un vento che si volava via, per dire.

Sempre Mte Bar, sabato scorso … e  la neve 🙂

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EPOi dicono che son puliti

Riporto qui sotto un pezzo pubblicato da “La Stampa”, lo riporto con amarezza (essendo io un grande appassionato di ciclismo) ma allo stesso tempo con gratitudine verso coloro che hanno finalmente il coraggio di dire come stanno le cose senza peli sulla lingua. Chi come me pratica e segue il ciclismo da molti anni si ritrova a leggere “nulla di nuovo”, tutti sappiamo bene come funziona … ma va premiato il coraggio di chi vuole combattare questa piaga, chi lotta con forza per uno sport con la “S” maiuscola.

”Tranquilli, il Mondiale lo vincera’ un dopato” <I BIG HANNO LASCIATO LA VUELTA PER FARE LA CURA A CASA E SE SONO STATI INTELLIGENTI, SUPERERANNO I CONTROLLI

Non usa giri di parole Ivano Fanini, 57 anni, presidente del team
ciclistico «Amore & Vita-McDonald’s», parlando dell’aria
pesantissima che si respira in gruppo a 5 giorni dalla gara clou
dei professionisti ai Mondiali di Varese. Fanini, che Mondiali
saranno? «Se alla Rai facessero le cose per bene, domenica, al
momento della premiazione della prova iridata su strada dei
professionisti, dovrebbero mandare una didascalia che dica:
”Corridore Tizio, medaglia d’oro, dopato; corridore Caio,
medaglia d’argento, dopato; corridore Sempronio, medaglia di
bronzo, dopato”». Le sue sono accuse molto gravi. «Lo so, ma
accadra’ quello che avviene da anni nei Giri d’Italia, di Spagna e
di Francia: vincera’ un corridore che si dopa, altrimenti non ce la
farebbe, e battera’ un corridore che si dopa e un altro che si dopa.
E se le ”cure” saranno state fatte in modo ”intelligente”,
l’antidoping non diventera’ un problema». Si spieghi meglio.
«Ha visto cos’e’ successo nell’ultima settimana della Vuelta? Tutti
i big che puntano a vincere il Mondiale e i loro gregari sono
tornati a casa senza un motivo giustificato. Ho chiesto al mio
direttore sportivo, Pierino Gavazzi, che e’ stato tre volte
campione d’Italia e ha vinto una Sanremo, come mai succede questo:
e mi ha risposto che i corridori tornano per fare quello che in
gergo viene chiamato il ”rifornimento”, cioe’ per assumere epo al
riparo da occhi indiscreti. E’ quello che i corridori chiamano ”la
cura”. La fanno tutti, il big che deve vincere e il gregario che
deve aiutare a vincere. Unica avvertenza: sospenderla qualche
giorno prima della corsa per non lasciare tracce il giorno
fatidico». Qualcuno pero’ ogni tanto viene beccato. «Poca roba.
Nella rete generalmente finiscono i giovani, come Ricco’ e Sella.
Dopo i tanti casi di doping in cui era stato coinvolto da dilettante,
Ricco’ avrebbe gia’ meritato di essere squalificato a vita. In
quanto a Sella, fino a un anno fa era un corridore normale. Di
colpo, al Giro 2008, e’ diventato un fenomeno: e anche nel suo
caso la spiegazione ha il nome della nuova epo, il Cera. Anche lui
in un certo senso paga l’inesperienza. Errori cosi’ non li
commette certo un Piepoli, la lunga ombra di Ricco’. Che la sua
squadra ha licenziato lo stesso perche’ nessuno ormai si fida piu’
di uno come lui». Ricco’ cacciato dal Tour ha fatto rivivere i
fantasmi di Pantani, spedito a casa in maglia rosa a Madonna di
Campiglio il 5 giugno del 1999. «E’ vero. Ma nessuno sa che anche
l’anno prima, al Giro del ’98, quello da lui vinto trionfalmente,
Pantani avrebbe dovuto essere mandato a casa. Invece al posto suo
fu cacciato Forconi, un gregario. Che il giorno dopo, visto che
era un mio ex corridore, era stato con me 6 anni all’Amore & Vita,
venne a trovarmi in ufficio e mi racconto’ tutto. ”Hanno fatto uno
scambio di provette e hanno mandato a casa me, che alla Mercatone
sono l’unico ad avere i valori bassi”, mi disse. Riccardo era un
modesto gregario, uno da 20-30 milioni di lire l’anno. Beh, dopo
quell’episodio, e quella squalifica, si e’ costruito una villa
sulle colline di Empoli: e si e’ fatto una posizione. Oggi
collabora con Beppe Martinelli, il direttore sportivo di allora, ed
e’ il team manager della Vangi, un club di dilettanti assai quotato>
>. Abbiamo parlato di Ricco’, Sella, Piepoli, ma fra i corridori
squalificati in casi diversi ci sono stati anche Basso, Di Luca,
Petacchi… «E’ una situazione senza ritorno. Un anno fa, al Giro,
dopo il tappone dello Zoncolan vennero sottoposti a un controllo a
sorpresa Di Luca, Ricco’, Simoni e Mazzoleni: i 4 italiani meglio
piazzati in classifica. Ebbene, tutti e 4 fecero la pipi’ degli
angeli: in pratica mostrarono il profilo ormonale di un bambino di
7 anni. Una cosa da ridere. Nonostante questo, credo che Di Luca
continui a intrattenere rapporti col medico super-squalificato
Santuccione; e il massaggiatore di Ricco’ e’ sempre Pregnolato, che
seguiva Pantani e fu incastrato nella retata dei Nas a Sanremo,
nel Giro del 2001, con un sacco di robaccia in valigia, quindi
venne squalificato. Per non parlare di Basso, che e’ stato
coinvolto nell’Operacion Puerto, ha raccontato un sacco di balle e
adesso e’ pronto al rientro, bello come il sole». Che cosa si
dovrebbe fare? «Squalificare a vita l’atleta trovato positivo. Ed
estendere automaticamente la squalifica al team manager, o
direttore sportivo, perche’ alle verginelle tradite dal loro
pupillo non crede piu’ nessuno. Due anni fa, dopo i pasticci
combinati dai suoi corridori, la Milram ha licenziato in tronco il
d.s. Stanga – che sapeva tutto – e ha fatto bene. E mi chiedo: che
cosa ci sta a fare ancora nel ciclismo uno come Bjarne Rijs? Uno
che ha imbrogliato tutta la vita, che ha vinto un Tour da dopato e
che dopo gli scempi commessi da d.s. e’ ancora li’,
sull’ammiraglia, e ha appena vinto il Tour de France con Sastre,
che sul podio a Parigi ha avuto l’impudenza di ringraziare Manolo
Saiz, ossia il principale artefice del doping nel ciclismo assieme
ai medici Ferrari e Santuccione». Lei e’ il presidente
dell’Amore & Vita-McDonald’s e da molti anni si sta battendo a
spada tratta contro il doping. Perche’ lo fa? «Fino al ’98 sono
stato un dirigente come un altro, ho fatto come tutti. Le mie
squadre hanno vinto una quindicina di tappe, tra Giro e Vuelta, con
corridori che si dopavano. Poi ho cominciato a vedere ragazzi che
stavano male, ho cominciato a contare i morti, e mi sono ribellato.
Vuole sapere quanti miei ex ragazzi sono morti negli ultimi anni?
Sei. E ben tre nelle ultime tre stagioni: Galletti, Cox e Fois.
Galletti l’avevo ingaggiato a 30 anni a patto che non toccasse
piu’ il doping e si era rilanciato al punto da diventare un fido
gregario di Cipollini. E’ morto in gara due anni fa. Cox,
sudafricano, aveva talento e a 23 anni era passato alla Barloworld:
a 28 anni e’ morto nel suo Paese, abbandonato da tutti, dopo
un’inutile operazione in Francia per problemi vascolari dovuti
all’assunzione di sostanze proibite. Fois e’ stato l’ultimo, circa
6 mesi fa: e’ morto con la maglia dell’Amore & Vita nell’armadio.
Come ho fatto spesso con tanti corridori in difficolta’, l’avevo
ingaggiato per ridargli una ragione di vita, per toglierlo dalla
strada. Si stava riprendendo. Non ce l’ho fatta». Ma i
telecronisti e gli inviati, quando Ricco’ vince «alla Pantani»,
si perdono in peana. «Sanno tutto ma tacciono. E quando succede
il fattaccio fingono di stracciarsi le vesti. La parola d’ordine e’
”business & spettacolo”: il resto non conta. E la salute dei
corridori meno che mai. Un dramma, perche’ molti di questi ragazzi,
quando subiscono lunghe squalifiche o smettono di correre, passano
dal doping alla cocaina o ad altre tossicodipendenze. Com’e’
successo a Pantani, a Jime’nez e a Fois: che purtroppo oggi non ci
sono piu’».

– Editrice La Stampa S.p.a. – © Tutti i diritti riservati –

Ecco il video delle Iene nel quale Berrì intervista Valentino Fois, morto il 28 marzo 2008. Una testimonianza dura e triste di questo che ancora chiamiamo sport.

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Il Ciocco – MTB 1991

Ancora della serie “Vintage é bello”.

Ho ritrovato una vecchia t-shirt che avevo ai Campionati del Mondo di MTB al Ciocco (Toscana) nel 1991. Per la prima volta vedevo i miei “miti” da vicino, non ho perso tempo ed ho chiesto loro gli autografi. Fui il primo a chiedere l’autografo ad Albert Iten appena sceso dal podio iridato nella downhill, emozione unica, mi firmò la maglia sulla parte alta della schiena. Dalla parte opposta gia facevano bella mostra le firme di Hans Rey e Greg Herbold, Giovanna Bonazzi, Stefano Migliorini e altri. Sulla manica destra Philippe Perakis, mi pareva tutto un sogno. Altri autografi di corridori italiani sparsi sulla maglia, purtroppo non ricordo i nomi completi … ma furono tutti agli inizi anni 90 grandi campioni.

 

Il primo campionato del mondo in europa. Al Ciocco, Toscana 1991
http://it.wikipedia.org/wiki/Campionato_del_mondo_di_mountain_bike_1991


Philippe Perakis:

Grande campione downhill.
Il primo uomo al mondo a superare i 100km/h) alla Mammoth Kamikaze Downhill.

Perakis al Ciocco ha corso con la mitica Cilo full a doppia sospensione ATZ.

 

 

Albert Iten:
Il campione del mondo downhill al Ciocco (Toscana) nel 1991
http://www.uci.ch/modello.asp?1stlevelid=F&level1=1&level2=3&idnews=1917

 

Giovanna Bonazzi:
Campionessa mondiale downhill al Ciocco (Toscana) 1991
La più grande discesista italiana di tutti i tempi, Ha ottenuto due titoli mondiali di discesa, oltre a due medaglie di bronzo.
http://it.wikipedia.org/wiki/Giovanna_Bonazzi
http://www.uci.ch/modello.asp?1stlevelid=F&level1=1&level2=3&idnews=1918

 

Greg Herbold:
Un pazzo scatenato della MTB, al Ciocco corse la downhill ed il giorno dopo il crosscountry ragalando caramelle ed autografi durante la gara !
Greg “H-Ball” Herbold is a mountain bike racer. He was inducted into the Mountain Bike Hall of Fame in 1996.
Herbold won the first UCI World Downhill Championship in Durango, Colorado in 1990. He won the NORBA National Downhill Championship in 1988, 1989, and 1993, and the North American Downhill Championship in 1991. He won the first dual slalom race at Mammoth Mountain in 1987.
http://en.wikipedia.org/wiki/Greg_Herbold

 

Io e Greg Herbold

 

 

Gary Fisher
L’inventore della MTB, il nostro “babbo”. Grazie !!
http://en.wikipedia.org/wiki/Gary_Fisher

 

Hans Rey
Il mago, l’unico, fantastico… IL più grande funambolo della MTB
Hansjörg Rey, aka Hans “No Way” Rey (born 4 June 1966 in Kenzingen, Germany). Rey is a pioneer in mountain bike trials and extreme mountain biking. Rey began riding in the late 70s. Since 1987, he has ridden exclusively on GT bikes. In 1999 he was inducted to the Mountain bike hall of fame. Over the years he has won a large number of bike trials riding championships, but since 1997 has retired from competitive sports to explore the world on his mountain bike. He is the only permanent member of the “Hans Rey Adventure Team”, a quest to explore the world using his mountain bike talent. These trips were filmed for television. He has also starred in movies like Tread (1994), and made guest appearances on the TV series Pacific Blue (1995-1998). He was part of the closing ceremony of the 1996 Olympic Games.

 

Stefano Migliorini “Miglio”
Grande campione italiano e mondiale di MTB e BMX

 

Mountain Bike Hall of Fame
http://en.wikipedia.org/wiki/Mountain_Bike_Hall_of_Fame

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Vintage of course

Nell’era del “vintage” (che va tanto di moda) ho ritrovato e pubblicato su Youtube ,per la vostra gioia, 4 miei video di MTB. Si tratta di 4 filmati dell’inizio anni 90, pochi anni dopo la scoperta della mountainbike in europa. Incredibile vedere con che tipo di bici si correvano le downhill, quasi tutte front da 5 – 6 cm e per i piu fortunati delle full anch’esse da 5 – 8 cm di escursione, certo i percorsi e le velocità erano tutt’altra cosa, sembravamo fermi ! A noi abituati a bici birigide quelle prime front o full sembravano dei “mostri”, si pensava d’essere alla massima espressione della tecnica e nessuno ci posteva fermare. Io correvo con una mitica C’dale Delta V (full) ma venivo da due AlpineStar birigide della fine anni 80 (con pipa Flexstem ad elastomeri… il massimo dell’ammortizzazione e freni Cantilever). Sulla mia DeltaV con forka Pepperoni avevo montato i freni Grefton anodizzati viola (il primo vero antesiniano del V-Brake), tamponi CoolStop, sistema Force40 di C’dale, manopole ODI, cerchi Mavic Ceramic (con riporto in ceramica per aumentare il grip frenante), archetto posteriore anidizzato viola per irrigidire la zona foderi alti, gomma anteriore Panaracer Dart 2.1, posterioe Panaracer Smoke 2.3, sella Flite Selle Italia (la prima serie), reggisella Ritcheky, RockRing, guarnitura doppia Deore ( e NON tripla!), pedali Shimano 757, cambio Shimano XT gabbia corta con rotelle Grafton alleggerite anodizzate blu (grande tamarro!), leve freno DX, deragliatore DX. Ho quasi le lacrime agl’occhi. Buona visione

1 filmato = Prove libere del sabato Downhill Val Rezzo (Italia)
http://www.youtube.com/watch?v=EphlMbWdxkM

2 filmato = Prove Adrenalina SwissDownhill Monte Tamaro (Svizzera)
http://www.youtube.com/watch?v=RpPTNwY1SdY

3 filmato = Cannondale DeltaV 1000 Custom
http://www.youtube.com/watch?v=6ve7lNrxIP4

4 filmato = Test Full Suspension rivista MTB Competition
http://www.youtube.com/watch?v=K9-pX5QNkLc

 

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La scelta

Sono ai piedi della scala, o questa volta meglio dire “ai piedi della montagna”.

Devo scegliere la bici per la prossima stagione. E son problemi belin! Dopo una vita da Cannondale-addicted ho deciso di cambiare, la scelta di sta delineando. Mi piacerebbe tornare su una bici più XC ma senza perdere troppo in discesa, quindi una All-mountain leggera con geometria XC. Sto valutando la BMC Fourstroke 02 (la 01 é in carbonio, e non mi piace) e la Bionicon Golden Willow 0. Poi anche la Specialized Enduro SL o la Stumpy mi ci piacciono, che storia, non ho che dubbi. Tanto per cominciare questo wend provo la BMC e la Bionicon, che mi faccio una bella idea.

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L’enfer et le paradis

Grand Raid Cristalp –> http://www.grand-raid-cristalp.ch/

68 km – 3270 m dislivello

Da anni aspettavo questo momento, .. LA Maratona di mountainbike (VTT come dicono da queste parti), una gara mito per ogni biker, un mix di luoghi comuni di racconti di aggettivi che solo provando ed essendoci dentro si possono descrivere.

Sveglia alle 04:15 di sabato mattina, ho dormito poco causa l’agitazione e il cambio di letto. Colazione sostanziosa che va ad aggiungersi ai “quintali” di carboidrati assunti nelle ultime due settimane. L’emozione sale, mi vesto come seguendo un rito religioso, nulla può essere lasciato al caso. La meteo predice tempo secco e abbastanza soleggiato, temperature comprese tra i 3 gradi del Pas de Lona e i 15 massimi di Evolène. Con i compagni d’avventura ed il buio che ancora avvolge queste montagne del Vallese centrale, salgo ad Hérémence (1237 m/sm), partenza del Grand Raid. Ore 06:15, il freddo pungente si fa sentire, qualche pedalata ci riscalda fin sotto lo striscione di partenza, inganniamo il tempo con battute e previsioni su quanto ci aspetterà durante la giornata. D’un tratto un brusio tra i ciclisti annuncia la partenza … 07:00 VIA !

Le prime pedalate sono affannose, il freddo, l’emozione, … In poco tempo però prendo il ritmo ed inizio a salire verso la prima montagna, il Mandelon (2200 m/sm). Sento bene la gamba, tengo basse le pulsazioni per garantirmi autonomia durante i 68km della gara. Il sole fa capolino, le nuvole si diradano e tutto fa ben sperare per il Pas de Lona. Scollino e affronto la lunga discesa che porta ad Evolène. Un piccolo “fuori programma”: in uno dei pochissimi passaggi tecnici un amico confederato mi piomba sulla schiena facendomi cadere e battere il ginocchio sinistro, qualche escoriazione ma l’adrenalina fa il resto… si riparte senza pensarci. Sono passate circa 2 ore e 50.

Mi alimento con regolarità, vorrei anche scongiurare i crampi che sono sempre in agguato dopo qualche ora di sella. Eison (1650 m/sm) e La Vieille (2370 m/sm) sono i prossimi obiettivi. Questa salità é interminabile, ad ogni tornante speri sia finita … e ricomincia a salire, altre 2 ore e 30 di costante sforzo. I panorami mozzafiato di alternano, anche se la fatica inizia ad annebbiare la vista non posso che restare a bocca aperta d’innanzi tanta maestosità. Il pubblico incita a gran voce ognuno di noi chiamandolo per nome, ti infonde quelle forze che credi di non aver più. Ecco purtroppo i crampi, devo rallentare parecchio e sostare due o tre volte per un po di stretching … perdo parecchio tempo sulla tabella di marcia ma, in fondo, per me qui si tratta di arrivare e non certo di vincere.

Eccomi a La Vieille, alzo lo sguardo e …. capisco d’aver messo il primo piede dentro “l’enfer”. Un’infinita colonna di piccole formiche arranca puntando lassù, dove la terra incontra il cielo, il Pas de Lona (2787 m/sm). Ogni appassionato di mountainbike che ne abbia sentito parlare si é fatto una sua idea, ha formato una sua realtà … ma qui la realtà supera ogni immaginazione. Mi aspettano 400 metri di dislivello da affrontare con la bici in spalla su sassi e ghiaia, pendenze sopra il 20%, terreno mosso che non lascia spazio a nessun dubbio: niente punti fermi, niente appigli, niente di niente … solo con te stesso, l’unico punto di forza la tua testa e il pubblico, pochi pazzi che come noi si sono arrampicati lassù. Grazie ! Raggiungo la sommità allo stremo delle forze, ancora una volta l’adrenalina mi da la carica ed affronto i 200 metri di dislivello negativo che mi portano ai piedi dell’ultimo piccolo strappo, risalgo poi (non so come) al Basset de Lona (2792 m/sm).

Qui terminano le salite di questa giornata, l’ennesima rifocillata, banane, barrette, bevanda zuccherata e via … a capofitto per 15 lunghissimi chilometri di discesa. Il primo tratto scorrevole permette di lasciare i freni e riposare le gambe, nei pressi della diga di Moiry poi la musica cambia. Il terreno si fa impegnativo, rocce, sassi, buche, torrenti rendono dura la discesa. Le braccia e le mani non rispondono più, devo fermarmi un paio di volte per sciogliere le dita che non tengono le leve dei freni.

Il panorama si apre su Grimentz, intravedo l’arrivo ed inizio a sentire lo speaker che incita ogni partecipante, il vociare del pubblico. Stringo i denti e lascio scorrere la bici per le ultime centinaia di metri … ARRIVO ! 7 ore e 52 !! Un misto di liberazione, felicità, sfinimento, euforia mi assalgono. Giuro a me stesso che non rimetterò piede (o pedale) su questo percorso … poche ore dopo gia penso all’anno prossimo, Grand Raid Cristalp 2008 !

Video: Servizio della Televisione Svizzera Francese –> guarda

Per non dimenticare

Questa 18ima edizione é stata segnata da un tragico evento, Christophe Savoiz di 31 anni ha perso la vita sulla salita a La Vieille colto da un malore improvviso. Un pensiero di cordoglio alla sua famiglia ed un saluto ad un’innamorato di questa disciplina che ora, guardandoci dall’alto, ci darà la forza per affrontare le prossime salite. CIAO Christophe !

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San Bernardino Tour

Sempre i tre moschettieri del C’dale Team, questa volta con la salita del San Bernardino e discesa “tricks and tipps”.

Guarda -> Video -1  /  Video – 2

Grazie HMX per l’ottima grigliata finale e per la “panna montata” 🙂

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